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Vivianite, il raro pigmento blu

Caratteristiche di un pigmento studiato da mineralogisti e artisti

Cristalli di vivianite
Cristalli di vivianite

Cristalli limpidi e trasparenti di un colore che va dal blu molto chiaro a quello più profondo fino al verde bluastro: osservando la vivianite sembra quasi di perdersi nella sua purezza e bellezza.

Si tratta di un fosfato idrato di ferro che prende il nome dal mineralogista inglese John Henry Vivian, proprietario di una miniera e scopritore del minerale, vissuto fra il 1785 e il 1855.

La vivianite è un minerale di genesi secondaria, ossia può formarsi per alterazione della roccia di origine o per rideposizione dei minerali preesistenti.

La vivianite nell’arte

L’elemento metallico che dona il colore blu alla vivianite è il ferro.

Forse, proprio per questo carattere comune alle ocre è conosciuta dagli artisti anche come ocra blu.

Nel “Dizionario di Farmacia generale” del 1846, Filippo Càssola, fisico e chimico italiano, descrive la preparazione del blu vivianite in laboratorio

Si ottiene per doppia scomposizione, versando in una soluzione concentrata di cloridrato o di solfato ferroso, del fosfato sodico fino a che si formi il precipitato; questo, lavato, fa essiccare. Il fosfato ferroso appena precipitato è bianco, ma all’aria diventa turchino, e poi turchino scuro perché l’ossigeno si unisce a una parte dell’ossido ferroso e diventa ossido ferrico

Vivianite, un minerale dal colore che cambia

Anche per il minerale naturale, così come per la vivianite preparata in laboratorio, si verifica la variazione di colore da bianco a “turchino scuro” come scrive Filippo Càssola. Infatti, appena individuati nel loro giacimento, i cristalli di vivianite appaiono incolori ed è solo con l’esposizione alla luce che diventano blu. Questo processo si verifica perché il minerale, fosfato idrato di ferro con formula chimica Fe2+3 (PO4)2 (H2O)8, si ossida e perde dell’acqua presente nel reticolo cristallino. Quando i fotoni, le particelle che costituiscono la luce, entrano in un cristallo trasparente di vivianite, possono determinare l’espulsione di un atomo di idrogeno da una delle otto molecole d’acqua presenti; così facendo si forma uno ione ossidrile (OH) con carica negativa.

Vivianite, pigmento blu

Dal momento che le cariche devono essere sempre bilanciate, la carica negativa extra viene compensata dall’ossidazione di un atomo di ferro che passa da Fe2+ a Fe3+ generando una progressiva variazione del colore dei cristalli.

L’uso dell’ocra blu

Utilizzato fin dai tempi più antichi, ritroviamo il blu di vivianite nell’arte egizia e romana, sotto forma di inchiostro per realizzare i tatuaggi Maori in Australia e come pigmento per dipingere le maschere delle popolazioni Wiru in Papua Nuova Guinea; in Europa, invece, lo ritroviamo impiegato raramente in alcune opere di pittura medievale francese, tedesca e inglese. Nel 2001 sono state effettuate alcune analisi sul dipinto olio su tela La Mezzana realizzato da Jhoannes Vermeer ed è emersa la presenza di un pigmento ricco di ferro e fosforo; questi risultati hanno portato gli scienziati dell’Istituto Doerner di Monaco di Baviera a ipotizzare la presenza di vivianite nelle aree grigio-blu della splendida stoffa dipinta dall’artista nel 1656.

“Idrofosfato bibasico di ferro de’ chimici, vivianite de’ mineralogisti”, come lo definiva Filippo Càssola, l’ocra blu è un pigmento condiviso fra le culture più diverse, è un pigmento comune ai luoghi più lontani, è un pigmento che nasce incolore e diventa blu.

Concetta Lapomarda

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