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L’Indaco, il colore donato dalle piante

Dai tessuti ai dipinti, storia e applicazioni del blu proveniente dall’India

L’Indaco è il blu più scuro nello spettro e nella ruota dei colori, un blu scuro profondo, un blu nerastro.

Così scriveva Franz Seufert a proposito dell’Indaco nel 1955.

 

Isaac Newton, nel XVII secolo, definisce i sette colori dell’arcobaleno: red, orange, yellow, green, blue, indigo e violet. Lo scienziato, in particolare, ha indicato gli ultimi tre colori con i termini blue, indigo e violet per differenziare le diverse tonalità di blu-viola e quindi ha utilizzato il termine blue per l’azzurro, indigo per la tonalità più scura e violet per quella tendente al viola. In italiano i sette colori sono rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e violetto, e ricalcano i nomi inglesi, anche se gli ultimi tre, alla luce delle definizioni dei colori nella lingua italiana, sarebbero potuti essere azzurro, blu e viola.

 

 

Indaco, l’origine del nome

L’Indaco è una sostanza organica il cui nome evoca luoghi lontani ricordandoci l’India: infatti il suo nome deriva dal latino indicum, “indigo” e, a sua volta, dal greco indikon “colore blu proveniente dall’India”, letteralmente “sostanza indiana”.  Discoride, medico e botanico greco, scrive in Materia Medica “Il colorante chiamato Indaco proviene dall’India. Esso si forma spontaneamente come essudato di un tipo di canna”. Di quale pianta si tratta?

Il genere Indigofera

L’Indaco si ricava principalmente dalle piante del genere Indigofera; in India, in particolare, la maggior parte dell’Indaco naturale è ottenuta dall’Indigofera tinctoria, un arbusto della famiglia delle Leguminose, mentre in altri luoghi sono usate specie diverse appartenenti sempre allo stesso genere come l’Indigofera suffruticosa in Messico che abbiamo già incontrato nella preparazione del Blu Maya. Gli Egizi usavano l’Indaco già a partire dal XVI secolo a. C., anzi probabilmente anche prima, e ancora oggi lo utilizziamo per tingere i tessuti.

L’Indaco dal passato al presente

Chi non si è mai lasciato sedurre da un paio di blue jeans, dal loro essere comodi, casual ed eleganti al tempo stesso, dal loro colore che identifica il noto capo di abbigliamento. Proprio questo colore è il nostro Indaco. La parola “jeans” deriva dal francese Bleu de Gênes, blu di Genova. Con il tessuto usato nel XV secolo, il fustagno, erano confezionati i sacchi per le vele delle navi e per coprire le merci al porto; proprio a Genova, però, i marinai iniziarono a usare questo tessuto come indumento perché resistente alle intemperie. È nel 1873 che fu brevettato il moderno jeans denim, da “de Nimes”, in Francia, da una società composta dal sarto lettone Jacob Davis e Levi Strauss. Il colore dell’intramontabile jeans, per tradizione è proprio l’Indaco.

Metodo di preparazione dell’Indaco

Plinio, in uno scritto a proposito dell’Indaco, scrive “dove si ritrova come fango legato alla schiuma delle canne”. Queste parole, secondo alcune ricerche, potrebbero indicare il metodo di preparazione dell’Indaco secondo cui la pianta era tagliata durante la fioritura e lasciata fermentare in grandi vasche. Sempre secondo Plinio, il prodotto ottenuto doveva essere esposto il più possibile all’ossigeno muovendolo con bastoni e pale. Infatti, per ottenere il colorante Indaco è necessario che l’indacano, sostanza contenuta nelle foglie della pianta, dopo una serie di reazioni chimiche si trasformi in leucoindaco, la forma solubile in acqua dell’Indaco.

Le applicazioni artistiche dell’Indaco

L’Indaco è un colore che ha sempre affascinato gli artisti. Simbolo di spiritualità, è stato largamente usato per colorare i mantelli delle Madonne a partire dal XIII secolo. Lo utilizza Tiziano nel dipinto “Sacra Famiglia con pastore”, opera del 1510 circa custodita nella National Gallery di Londra, per il mantello della Vergine; ne fa un uso sapiente Johannes Vermeer in “Cristo nella casa di Marta e Maria”, olio su tela del 1654-55 circa conservato nella National Gallery di Edimburgo, per tingere il mantello di Cristo. Ritroviamo il suo utilizzo anche unito ad altri pigmenti per ottenere colori diversi. Per esempio, sono presenti alcune tracce di Indaco ne “La camera di Vincent ad Arles”, olio su tela di Vincent van Gogh realizzato nel 1888 per ottenere il colore della pavimentazione.

Dallo spettro dei colori ai dipinti, l’Indaco è un colore che ci ha donato la natura e che dobbiamo custodire gelosamente. Con le sue sfumature così scure e profonde, conferisce eleganza e bellezza quando viene utilizzato. È un colore che osserviamo e indossiamo quotidianamente e spesso in maniera inconsapevole; la prossima volta che guarderemo l’arcobaleno o che sceglieremo un paio di blue jeans, ripenseremo anche al percorso di questo magnifico colore fino ai nostri giorni.

Concetta Lapomarda