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Lacca di Robbia, il rosso vegetale tanto apprezzato dagli artisti

Curiosità, origine e applicazioni della lacca rossa

Nel vasto panorama artistico ci sono innumerevoli modi e materie prime diverse per ottenere il colore rosso; una di queste è di origine vegetale e prende il nome di Lacca di Robbia.

Pigmento, colorante e lacca, qual è la differenza?

Prima di addentrarci nel mondo rosso della Lacca di Robbia, è interessante capire cos’è una lacca e quali sono le differenze con pigmenti e coloranti.

La parola pigmento deriva dal latino pigmentum, “tingere, dipingere”, mentre il colorante è una sostanza in grado di conferire colore a un’altra. Già dall’etimologia e dalla definizione dei due termini possiamo notarne delle differenze.

Un pigmento è tecnicamente, una sostanza colorata insolubile nel mezzo in cui è utilizzata. È costituito da particelle con dimensione dell’ordine del micrometro, lo spessore di un capello per intenderci. Grazie alle sue caratteristiche, un pigmento risulta piuttosto coprente. Ciò avviene perché si crea uno strato pittorico con le singole particelle sospese nel mezzo utilizzato, un po’ come quando osserviamo dell’acqua torbida con delle sostanze di piccole dimensioni che non si depositano sul fondo ma restano in sospensione.

Il colorante, invece, è una sostanza organica, il più delle volte di origine vegetale, solubile nel mezzo in cui è usata. Il suo comportamento è molto diverso da quello del pigmento perché le particelle si sciolgono in modo omogeneo colorando il mezzo utilizzato. In questo modo è possibile realizzare uno strato colorato trasparente così da ottenere effetti artistici caratteristici.

È possibile anche trasformare i coloranti in pigmenti mescolandoli tra loro. In particolare, in passato  erano usati gesso e ossa macinate, adoperati di solito come pigmenti bianchi, che venivano combinati con dei coloranti in modo che le particelle di quest’ultimo aderissero a quelle del pigmento acquisendo le sue caratteristiche: il nuovo prodotto prende il nome di lacca e la sua struttura è data dal pigmento e il colore è donato dal colorante.

Rubia tinctorum. Immagine tratta da https://www.biodiversitylibrary.org

L’origine vegetale della Lacca di Robbia

La robbia è un colorante organico di origine vegetale: è estratta dalla radice della Rubia tinctorum, una pianta erbacea perenne dell’Asia, coltivata nella zona sud dell’Europa già dal XIII secolo circa. Il Rosso dei tintori, questo il nome tradotto dal latino, può assumere diverse sfumature che vanno dal rosso scarlatto al rosso carminio, dal rosa al rosso tendente al blu a seconda del contenuto delle sostanze che gli conferiscono il colore. Come tutte le lacche, quella di Robbia è costituita da due componenti, una organica e una inorganica: per la parte organica possiamo individuare tre coloranti appartenenti alla classe degli antrachinoni, ossia l’alizarina, la purpurina e la pseudopurpurina mentre, per la parte inorganica, è presente carbonato di calcio e un precipitato di alluminio, zinco, ferro e cromo.

Ricette d’altri tempi

Ne “The Household Cyclopedia of General Information” (Enciclopedia domestica delle informazioni generali) pubblicato nel XIX secolo è descritto il metodo per ottenere la lacca rossa così apprezzata dagli artisti.

Boil 1 part of madder in from 12 to 15 pints of water, and continue the ebullition till it be reduced to about 2 lbs. Then strain the decoction through a piece of strong linen cloth, which must be well squeezed; and add to the decoction 4 oz. of alum. The tint will be a beautiful brightred, which the matter will retain if it be mixed with proper clay. In this case, expose the thick liquor which is thus produced on a linen filter, and subject it to one washing, to remove the alum. The lake, when taken from the driers, will retain this bright primitive color given by the alum.

Bollire 1 parte di robbia in una quantità compresa fra 5 e 7 litri di acqua e lasciar bollire finché non è ridotta a circa 1 chilo. Filtrare, poi, il decotto con un pezzo di tela di lino resistente, che deve essere ben strizzata, e aggiungere al decotto circa 100 grammi di allume. La tinta sarà di un bel rosso brillante, che verrà conservato dal colorante se mescolato con argilla. In questo caso, basterà porre il liquido denso ottenuto su un filtro di lino e sottoporlo a un lavaggio in modo da rimuovere l’allume. La lacca, una volta prelevata dagli essiccatoi, manterrà questo brillante colore dato dall’allume.

Le applicazioni della Lacca di Robbia

La Lacca di Robbia è stata utilizzata fin dai tempi più remoti; sicuramente era già conosciuta dai Romani. In epoca più recente ha fatto parte della tavolozza di noti artisti tra cui il fiammingo Jan Van Eyck, l’italiano Antonello da Messina e l’olandese Johannes Vermeer. Quest’ultimo, in particolare, stendeva patine sottili di lacche trasparenti su strati di pigmenti in modo da realizzare delle velature molto apprezzate. Ritroviamo la Lacca di Robbia nel suo dipinto “Cristo in casa di Marta e Maria”. Si tratta di un olio su tela realizzato tra il 1654 e il 1655 e conservato nella Galleria Nazionale di Scozia ad Edimburgo. Hermann Kühn del Doerner Institute di Monaco ha analizzato il dipinto individuando la Lacca di Robbia nel film pittorico della parte superiore del vestito di Maria di un bel rosso intenso.

Un rosso dalle diverse sfumature, una lacca che, con le velature, può donare effetti eleganti alle opere in cui viene utilizzata: la Lacca di Robbia è versatile, raffinata e con l’alizarina, suo componente principale oggi prodotto anche per via sintetica, ci accompagna fino al presente.

Concetta Lapomarda