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Blu Egizio, il primo pigmento artificiale della storia

Ricette, curiosità e utilizzi dell’antico colore blu

Quando pensiamo a un pigmento sintetico, prodotto in laboratorio, immaginiamo un operatore con camice, guanti e occhiali dietro un banco pieno di provette e ampolle intento nel suo lavoro.

L’industria chimica ha davvero rivoluzionato il mondo dei pigmenti consentendo la creazione di nuovi colori e rendendoli alla portata di tutti.

Qual è stato il primo pigmento sintetico?

I pigmenti, in passato, erano ottenuti generalmente macinando le materie prime naturali attraverso un processo che possiamo definire meccanico. Il colore blu, in particolare, era molto difficoltoso da ottenere. Dato che si tratta di uno dei colori primari non può essere preparato mescolando altri colori, inoltre i minerali blu da usare come materie prime non erano facilmente reperibili.

Intorno al 3100 a.C., e forse ancor prima, gli Egizi si ingegnarono per preparare il blu, la cosiddetta “fritta egizia” o Blu Egizio, a partire da quello che avevano a disposizione.

Noto con diversi nomi come Blu Pompeiano, Blu di Pozzuoli, Blu d’Alessandria, il Blu Egizio è stato usato soprattutto fino al periodo romano quando, poi, cadde in disuso e vene impiegato più raramente tanto che E. Raehlmann, tra il 1913 e il 1914 scrisse

L’ultima volta che ho rinvenuto la “vecchia fritta blu”, è stato nel coro dell’antica Basilica Santa Maria antiqua sul Foro Romano risalente al V e VI secolo a.C. e dedicato al culto greco.

La ricetta per ottenere il Blu Egizio

Spesso accade che i prodotti migliori o innovativi siano frutto di errori, di casualità. In questo caso non è così: il Blu Egizio è il risultato di un’attenta combinazione di ingredienti e di un consapevole procedimento messo appunto con cura.

Chimicamente si tratta di un doppio silicato di rame e calcio con formula chimica CaO·CuO·4SiO2. Per ottenerlo, gli Egizi miscelavano una parte di calce (ossido di calcio, CaO) e una parte di ossido di rame (CuO) con quattro parti di quarzo (silice, SiO2). Le materie prime di queste componenti sono tutte minerali: gesso o calcare per l’ossido di calcio, un minerale di rame come la malachite per l’ossido di rame, e sabbia per il quarzo. A questi ingredienti era poi aggiunto il natron, ossia una miscela di sali composta principalmente da carbonati e bicarbonati di sodio, che si forma in natura per evaporazione di acque ricche di sodio. Il natron era usato come “fondente” e consentiva di abbassare il punto di fusione della silice, che costituisce la sabbia, da circa 1700 °C a circa 800-900 °C. Tutte le materie prime erano, poi, cotte in una fornace.

Ciascun ingrediente fa la sua parte

Vitruvio, architetto e scrittore romano, nel I sec. a.C. vide il pigmento blu visitando una fabbrica del vetro a Pozzuoli, vicino Napoli. Perché proprio in una fabbrica di vetro? Perché la silice è la componente principale del vetro. Nei suoi scritti parla di come il pigmento si formasse a seguito della cottura in fornace “per effetto del veemente calore” di piccole pallottoline costituite da rame, fior di nitro e sabbia, precedentemente macinati ed inumiditi. Il rame era aggiunto come limatura del metallo o era usata la malachite mentre, a differenza della ricetta egizia, l’ossido di calcio non era indicato.

Provando la ricetta descritta da Vitruvio, però, gli studiosi riuscirono a ottenere un pigmento verde e non blu, la cosiddetta “fritta verde” perché l’autore non sapeva che la sabbia usata dai suoi contemporanei era quella del fiume Volturno e conteneva, oltre alla silice, anche una certa quantità di calcite per la parte di ossido di calcio. Ciascun ingrediente, dunque, è fondamentale per ottenere il prodotto desiderato.

Applicazioni del Blu Egizio

Il colore del Blu Egizio può variare da un blu più scuro e carico a uno più chiaro a seconda della dimensione delle particelle che lo costituiscono: grani più piccoli donano un colore più chiaro e grani più grandi un colore più scuro. Uno dei primi esempi di utilizzo del Blu Egizio come pigmento risale alla quarta Dinastia (2613-2494 a.C.) e lo ritroviamo su un sarcofago custodito nel Museo Egizio de Il Cairo. A partire dalla quinta Dinastia (2494-2345 a.C.) è stato utilizzato per colorare diversi oggetti e, come pigmento, sia per gli affreschi sia per decorare statue e supporti in legno.

Il Blu Egizio, con il Blu Maya e il Blu Oltremare, ha tinto di azzurro secoli lontani; il pigmento preparato con attenzione dall’uomo con l’aiuto della chimica; il primo pigmento ottenuto miscelando consapevolmente e nelle giuste proporzioni gli ingredienti necessari.

Concetta Lapomarda