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Blu di Prussia, il più antico pigmento sintetico nato da un errore

Storia e applicazioni di un colore profondo e seducente

Il foglio bianco aspetta le prime parole. Penna alla mano e con l’inchiostro le tracciamo lettera dopo lettera del classico colore blu, tinta preferita dalla maggior parte di noi. Ne conosciamo tante sfumature diverse, come l’oltremare, l’indaco, il turchese o il cobalto, giusto per citarne alcune.

Tutti abbiamo usato la biro almeno una volta; l’inchiostro blu è ottenuto dal Blu di Prussia, colore con una tonalità intermedia tra il blu oltremare e il blu cobalto. Pigmento dal nome altisonante, ci ricorda il luogo dov’è stato preparato per la prima volta e, probabilmente, il suo utilizzo come colorante delle uniformi prussiane.

L’errore che consentì di ottenere il Blu di Prussia per la prima volta

Il Blu di Prussia venne descritto nella metà del 1800 come un pigmento affascinate e difficile da trovare; è uno dei pigmenti sintetici più antichi, venne preparato per la prima volta a Berlino e ottenuto da un errore, come spesso accade. Nel 1731, Georg Ernst Staha, medico, fisico e chimico tedesco, scrisse un dettagliato resoconto di ciò che accadde agli inizi del 1700.

The pigment maker Diesbach used to make Florentine lake by boiling cochineal, adding alum and some ferrous sulfate, and precipitating this with fixed alkali (potash). One day when he ran out of alkali he borrowed some from J. C. Dippel, in whose laboratory in Berlin he was working. Dippel gave him some alkali he had repeatedly distilled from his animal oil and no longer was usable for this purpose. To Diesbach’s surprise, when he used this a very beautiful blue pigment appeared, instead of the red color that he expected.

Il fabbricante di pigmenti Diesbach preparava la lacca rossa facendo bollire la cocciniglia, aggiungendo allume, un po’ di solfato di ferro e inducendo la precipitazione con gli alcali (potassa). Un giorno finì gli alcali e ne prese in prestito la quantità necessaria da J. C. Dippel. L’alchimista Dippel gli diede, però, degli alcali impuri e destinati allo scarto. Così, invece del colore rosso e con grande sorpresa, Diesbach ottenne un pigmento blu molto bello [N.d.R. il Blu di Prussia].

La chimica del Blu di Prussia

Dal punto di vista chimico, il Blu di Prussia è un sale inorganico complesso, ossia un ferrocianuro ferrico e di ammonio.

A cosa è dovuto il suo intenso colore blu? Quando la luce visibile incontra il pigmento, viene assorbita la radiazione rossa dello spettro elettromagnetico (quella con una lunghezza d’onda pari a 680 nm). Questo assorbimento di radiazione, e quindi di energia, determina il salto di un elettrone con conseguente emissione della radiazione blu che raggiunge la nostra retina: percepiamo, dunque, la magnifica e profonda tonalità del Blu di Prussia.

Le applicazioni del pigmento blu nel corso del tempo

Il Blu di Prussia è stato utilizzato in modi diversi e con diverse tecniche nel corso del tempo dall’arte alla medicina, dalla settore tessile a quello filatelico.

Cianotipia, foto di madèo su Flickr

Filatelia

Nel 1847, Mauritius divenne la prima colonia britannica e venne approvata un’ordinanza sulla corrispondenza postale che prevedeva l’utilizzo del francobollo: da un penny per la consegna a Port Louis e due penny per la consegna altrove. Uno dei francobolli da 2 penny è custodito alla British Library di Londra e ha attratto l’attenzione di un gruppo di ricercatori. In particolare, si è voluta analizzare la parte colorata di blu con la microscopia Raman per individuare la natura dei pigmenti presenti. Dagli studi è emerso che è presente proprio il Blu di Prussia nell’inchiostro da stampa.

Arte tintoria

Un uso massiccio del Blu di Prussia è stato come colorante per tingere i tessuti. Al 1973 risale la descrizione del processo di tintura che prevedeva di impregnare le fibre di tessuto con ferro potassico cianuro e poi la loro immersione nel tetracloruro di ferro in modo che il blu precipitasse all’interno delle fibre colorandole.

Opere d’arte

Anche numerosi artisti si sono lasciati sedurre dalla splendida tonalità del Blu di Prussia e lo hanno usato nelle loro opere. Basti pensare al cielo blu del “Cortile dello scalpellino” di Canaletto, al periodo blu di Picasso, alle tonalità dello sfondo irrequieto de “L’urlo” di Edvard Munch o alle tele di Vincent Van Gogh dove il Blu di Prussia trova spesso posto.

Pigmento sintetico, ma con una storia antica alle spalle e un’origine avvolta nel mistero, il Blu di Prussia sa come farsi amare. Seguendo il consiglio degli artisti nel Novecento che invitavano il pubblico a lasciarsi coinvolgere dalle loro opere, dalle linee tracciate e dai colori usati, lasciamoci catturare dalla sua profonda tonalità. D’ora in poi, per ricordare la storia del Blu di Prussia, ci basterà firmare un documento con una biro.

Concetta Lapomarda