L’azzurrite è un minerale naturale, un carbonato basico di rame con formula chimica 2CuCO3 ∙ Cu (OH)2, i cui giacimenti più ricchi e più noti erano probabilmente in Ungheria. Il pigmento, conosciuto anche come Blu o Azzurro Montagna, è stato uno dei blu più usati in Europa dagli artisti attivi tra il XIII e il XVI secolo.
Il pittore tedesco Albrecht Dürer preparava il colore dai depositi locali di azzurrite e Kaspar Scheit, poeta tedesco, scrisse nel 1552
Il pigmento Blu Azzurrite era preparato dall’omonimo minerale selezionando le parti più pure, macinandole, lavando e setacciando il prodotto ottenuto. Cennino Cennini, pittore di scuola fiorentina, nel suo “Il libro dell’arte” scritto a cavallo tra il XIV e il XV secolo, si raccomanda di macinarlo moderatamente per conservare l’intensità dell’azzurro, altrimenti il colore sarebbe risultato più sbiadito. Il pigmento dalla grana più grossolana era tanto bello quanto difficile da stendere sul supporto pittorico e, piuttosto che la tempera all’uovo, era necessaria una colla animale che consentiva di ottenere una pasta più omogenea e un colore davvero molto bello: ogni granello di pigmento, infatti, si comportava come un piccolo cristallo e rifletteva la luce con un effetto traslucido.
Truffa dietro l’angolo
Gli artisti, in passato, non solo dovevano preparare i loro colori, ma anche assicurarsi che lo speziale a cui si rivolgevano gli procurasse le materie prime o i pigmenti realmente richiesti. La truffa era dietro l’angolo soprattutto quando si parlava di azzurro. Spesso i pittori, certi di usare il Blu Oltremare, dipingevano con il Blu citramarino oppure certi di comprare quest’ultimo, portavano a casa l’Indaco. Perché? La motivazione era nella loro somiglianza e nel loro diverso costo.
Per fortuna gli artisti potevano seguire alcune accortezze per evitare di essere imbrogliati e usare i colori desiderati. Per distinguere il Blu Azzurrite dal Blu Oltremare, ottenuto dalla roccia lapislazzuli e particolarmente costoso, era necessario scaldare un piccolo frammento della materia prima finché non diventava incandescente e poi osservarlo: l’azzurrite diventava nera, il lapislazzuli no. Anche il Blu Azzurrite era contraffatto con un colore meno costoso, l’Indaco. A tal proposito, Cennino Cennini indica come imitare il blu citramarino
togli indacho bacchadeo e ttrialo perfettissimamente con acqua, e meschola con esso un pocho di biacca in tavola, e in muro un pocho di biancho sangiovanni. Torna simigliante ad azzurro.
Prendi l’Indaco e amalgamalo con acqua in modo omogeneo, aggiungi un po’ di Biacca [pigmento bianco a base di piombo, NdR] per usarlo in tavola, invece aggiungi un po’ di Bianco di San Giovanni [pigmento bianco a base di carbonato di calcio, NdR] per usarlo in affresco. È molto simile all’azzurro.
Uso dell’Azzurrite
Il Blu Azzurrite è stato molto apprezzato dagli artisti sia come pigmento puro sia come base. Giotto lo ha utilizzato per il manto della Vergine nella tempera su tavola “Madonna col bambino” realizzato fra il 1325 e il 1330 circa, mentre Raffaello per la veste di Cristo nell’olio su tavola “Processione al Calvario” realizzato fra il 1503 e il 1505. Molto spesso, invece, era utilizzato come base per abbattere i costi e rendere ancora più bello il Blu Oltremare, più costoso e caratterizzato da una sfumatura profonda e purpurea.
Da azzurro a verde: la stabilità dell’azzurrite
Su tavola, su tela, nelle miniature, nella tecnica a tempera e a olio, il Blu Azzurrite è stato usato in diverse tecniche, ma non è preferibile negli affreschi; per quale motivo?
La sua formula chimica è 2CuCO3 ∙ Cu (OH)2, quella della malachite, minerale e pigmento verde, è CuCO3 ∙ Cu (OH)2: i due minerali hanno un diverso rapporto tra carbonato di rame (CuCO3) e idrossido di rame Cu (OH)2. A contatto con l’umidità, l’azzurrite (blu) tende a diventare malachite (verde), assumendo una forma più stabile in quelle specifiche condizioni.
Il nome stesso di questo minerale ci fa pensare al suo colore: l’azzurro. Azzurro come la tinta che la maggior parte di noi preferisce, azzurro come il mare da osservare fino all’orizzonte, azzurro come il cielo a cui spesso donava la sua sfumatura blu-verde.
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